martedì 6 ottobre 2009

UNO

Ieri, mentre tornavo a casa, ho visto un uomo che correva sul marciapiede opposto al senso di marcia dell’autobus su cui viaggiavo.

Era un uomo con la corporatura di un bonsai alto e portava una maglietta grigia e dei calzini di spugna nei sandali. Era nero.

Correva come fosse inseguito da un pitbull inferocito. Però guardava le macchine sulla strada. Non capivo.

L’ho visto rallentare bruscamente e premere il pulsante del semaforo per far scattare il rosso. Poi l’ho visto ripartire, voltandosi appena indietro.

E ho capito che cercava di prendere un autobus.

E aveva premuto il pulsante sperando di rallentarne l’irrefrenabile avanzata.

Solo che il semaforo è diventato giallo e poi rosso un secondo troppo tardi e a fermarsi non è stato l’autobus che voleva prendere lui, ma quello subito dietro.

E in quel momento, mentre quasi sentivo l’acidità pesante del suo sudore espandersi sul grigiore della sua maglietta, ho pesato due cose.

Primo, quanto era banale quello che stavo pensando, e successivamente avrei scritto.

Secondo (ed è buffo che la materializzazione del pensiero in sè sia venuta dopo la presa di coscienza della sua banalità....non un ottimo inizio, decisamente)..secondo, dicevo, quanta ragione avesse Pascal.

E quando l’ha detto lui, non era così banale, perchè non l’aveva ancora detto nessuno...almeno ufficialmente (credo): un battito di ali di farfalla qui può far crollare un palazzo in cina (più o meno, ma è il concetto che conta)

Quello che ho realizzato davvero, per la prima volta davvero, era che quel bonsai alto e umano vestito di grigio e con i calzini di spugna avrebbe perso il bus. E che probabilmente per colpa del semaforo che lui aveva fatto scattare cercando di far fermare il 253 (il bus che lui voleva prendere) della gente sul 19 (l’autobus che aveva, in realtà, fatto fermare) avrebbe fatto tardi, perso treni, litigato con altre persone, non sarebbe riuscita a cambiare quella maglietta troppo piccola in tempo, non avrebbe più trovato le fettine “be good to youself” al Sainsbury’s di Angel (era da dove venivo io, ed avevo, in effetti, appena acquistato l’ultima confezione). E lo so che è stupido e forse buffo e forse adolescenziale e forse privo pure di senso mettersi a pensare a queste cose, perchè alla fine lo sappiamo tutti che la vita è una sequenza imponderabile di cause ed effetti, ma quello che davvero fa impressione, almeno a me, è che le cause non sono giustificabili, e questo rende gli effetti sempre un pò inquetanti...come un bambino con capelli rossi ed occhi azzurri nato da due genitori con occhi neri e capelli scurissimi.

Fa impressione.

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