domenica 11 ottobre 2009

4.

“Working nive to five, what a way to make a living..” Tom Jones



Il semaforo era scattato e la lingua di persone che aspettavano accalcandosi sul bordo del marciapiede si era srotolata velocemente verso il grembo del sultano arancione.
Jane aveva accelerato il passo attraversando l’atrio del supermercato di fretta, ritrovandosi nel gremito parcheggio sul retro.
Mentre si faceva strada tra le macchine per raggiungere la strada del suo ufficio, pensò ancora di sentire James, di chiedergli se era già uscito di casa, e se aveva messo la sciarpa marrone. Ma poi aveva deciso che non era il caso. Di nuovo.

C’era sempre una innaturale calma quando Jane arrivava in ufficio. Un ufficio così piccolo, a vederlo, grande, in realtà, ma non troppo. Così importante, comunque.
Quel giorno, poi, con la neve e tutto il resto, sembrava quieto e appesantito come deve essere un palazzo dopo che c’è stato un omicidio in uno degli appartamenti. Tutti si muovono come se avessero paura di svegliare qualcuno, o qualcosa, o di disturbare un malato.
Il capo del suo capo il giorno prima la aveva avvisata che probabilmente in molti non sarebbero riusciti ad arrivare in tempo al lavoro, e di non preoccuparsi se non lo vedeva.
Figurati, aveva pensato Jane.
E ora sperava davvero non ci fosse nessuno. Ora che voleva assolutamente sentire James, che voleva assolutamente bere una cioccolata calda, che voleva togliersi le scarpe, fissare una TV spenta, ascoltare Ì’m not in love dei Pretenders soffiandosi il vapore di cacao sul naso.
E invece mentre passava dalla porticina azzurra e bianca (messa per caso, sembrava) accanto all’enorme cancello di metallo, che si sollevava e si abbassava di continuo come la prua di una nave quando il mare è agitato, Jane aveva capito che sarebbe stata una giornata come tutte le altre.
Aveva cercato il pass nella sua borsa sempre troppo piena e un fiocco di neve saporito come un salatino di quelli a forma di decorazione natalizia le si era appoggiato sul naso e poi le era caduto sulle labbra. Doveva avere il naso rosso, aveva pensato, le succedeva sempre quando era così freddo, e la faceva sentire buffa. E sembrare buffa, presumeva.
L’odore di bacon e carta l’aveva investita come tutte le mattine: fastidiosamente, senza chiedere se poteva, costringendola a pensare alla sua scrivania, al suo computer con lo schermo al plasma, e alla sua tazza dei Cure che si sarebbe riempita, svuotata, riempita di nuovo almeno dieci volte nel corso della giornata, dando la misura delle ore che avrebbe dovuto passare lì dentro a fare un lavoro che non destestava, ma che era come uno di quei parenti da cui vai a pranzo ogni tanto ma che in realtà avresti preferito non fossero parenti tuoi.
Ciao, buon giorno, come va, tutto ok. Caffè, sguardo ai nuovi volantini, pass, sbarra di metallo che si abbassa. Scale, odore di plastica e legno. Moquette azzurra.
Sedia.
Password.
E ancora, la prima cosa che venne in mente a Jane fu di scrivere a James, ovviamente. Era la prima cosa che le veniva in mente praticamente sempre; qualsiasi prima cosa, era sempre James.

Se Londra le piaceva, pensò Jane quella mattina mentre si andava a riempire la tazza nera con il primo caffè, nero, della giornata, era perchè era un pò come James.
Era storta, sbagliata, sgangherata, insensata, brutta e per nulla accogliente.
Ma sapeva poter essere così perfetta nella sua assoluta mancanza di simmetria, così sensata nella sua totale assenza di senso e così bella proprio perchè così poco giusta e lineare.
La tazza era calda e fumante, o forse lo era il caffè che ci galleggiava, ma tutto sommato, pensò Jane, spesso il contenuto si confonde col contenente. Ed è per questo che molte persone finiscono per innamorarsi di persone belle, perchè sperano che come per il caffè il calore della tazza indichi il calore della bevanda.
Lei era sempre stata il contrario, aveva sempre cercato di capire cosa ci fosse nelle tazze, badando molto poco alle tazze in sè.

Sedendosi alla sua scrivania e fissando lo schermo, soffiado sulla tazza facendo così andare il vapore odoroso ad abbracciare il suo viso, Jane si era girata e aveva visto che fuori nevicava sempre più forte.
Non sapeva se era per i fiocchi che correvano ormai veloci come frecce tirate da un esercito, se era per il caffè o se semplicemente, era per lei, ma aveva improvvisamente capito che non volveva farcela più a non sentire James, e aveva cliccato sulla scritta “casella di posta in arrivo”, per scrivergli la prima email della giornata.
Inizio vero.

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